Crowdfunding: come finanziare idee, imprese e ricerca chiedendo alla rete

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Come Laboratorio che si occupa di ricerca e innovazione potrebbe sembrare un argomento un po’ distante da noi.
Eppure non lo è: le buone idee, e i progetti, hanno sempre bisogno di qualcuno che li sostenga. E li finanzi.
E questo è l’aspetto che ci interessa.
Il crowdfunding (dall’inglese “crowd”, folla e “funding”, finanziamento) è un fenomeno abbastanza nuovo in Italia, ma come spesso accade è già ampiamente diffuso oltreoceano (vedere Kickstarter, IndieGoGo, SeedInvest tra i tanti). Si tratta di un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse che utilizzano il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni per progetti di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte, ai progetti creativi e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica.
Un mix di elementi dunque – web 2.0, strumenti di private equity e idee da finanziare – a fare la forza del crowdfunding come strumento per sostenere progetti, ricerca e nuova imprenditoria.

Nel 2012 le 191 piattaforme Usa hanno raccolto 656 milioni di euro e le 181 europee 458 milioni. Ma nell’anno appena passato le stime indicano una forte accelerazione con il superamento, a livello globale, dei 2 miliardi di euro. In Italia il mercato sta muovendo i primi passi. I 16 portali attualmente attivi hanno veicolato progetti per complessivi 13 milioni, di cui l’88% approvati. Si tratta, in gran parte di iniziative riguardanti il social lending (i prestiti sociali) e, appunto, l’equity crowdfunding (le altre due tipologie sono reward-based e donazioni).
Delle 16 piattaforme registrate in Italia e 5 in fase di lancio, la maggior parte sono concentrate al Nord Italia (Piemonte e Lombardia), una nel centro Italia (Roma) e nessuna piattaforma al Sud o nelle isole. Alla lista va aggiunta Com-unity, piattaforma promossa da Banca Interprovinciale e Studio SCOA, entrambe realtà modendesi e bolognesi.
La realtà delle piattaforme di crowdsourcing ha ricevuto un importante impulso in Italia con il recente Decreto Crescita, che si prefiggeva di dare la possibilità alle startup innovative di collocare parte del proprio equity sul mercato con offerte al pubblico gestite da portali internet. Le piattaforme di crowsdsourcing dovranno attenersi ad un regolamento CONSOB (autorità di vigilanza dei mercati finanziari) pubblicato il 30 marzo e in fase di consultazione pubblica fino al 30 aprile. Il regolamento, primo strumento di questo tipo nel panorama europeo, si pone il duplice obiettivo da un lato di tutelare i risparmiatori e dall’altro di favorire la crescita di questo tipo di strumento finanziario.
Nell’attesa del testo definitivo, alcuni dubbi sulla realtà italiana, rilevati da uno studio dell’Università Cattolica:
– quadro normativo ancora poco chiaro;
– difficoltà di comprensione dei principi base da parte dei potenziali utilizzatori/investitori;
– assenza di strategie per le campagne di crowdfunding: rimane ancora il mito del “basta metterlo online” (il progettista deve dedicare moltissimo tempo alla comunicazione del progetto);
– difficoltà a reperire progetti di qualità;
– problema del digital divide, riguardo non tanto l’accesso ma le modalità di utilizzo della rete;
– scarsa propensione alla donazione da parte dei privati (non c’è la cultura di chiedere dei soldi o donarli);
– difficoltà nell’avvicinarsi ai sistemi di pagamento online.
In attesa di sbrogliare la matassa, è evidente come il crowdfunding possa essere una buona alternativa per investire i propri risparmi da una parte, e per trovare risorse per finanziare ricerca e start-up dall’altra.
Seguiranno aggiornamenti.

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